L’antica fossa comune conferma la gravità della prima pandemia globale

18

Nuove prove archeologiche provenienti dalla Giordania confermano la portata devastante della peste di Giustiniano, la prima pandemia documentata che colpì il mondo mediterraneo tra il VI e l’VIII secolo. Un gruppo di ricerca guidato dagli Stati Uniti ha verificato un luogo di sepoltura di massa a Jerash, rivelando dettagli cupi su come la malattia uccise milioni di persone nell’impero bizantino. Questa non è solo una nota storica; sottolinea la rapidità con cui un nuovo agente patogeno può sopraffare le popolazioni, anche senza i viaggi moderni o la globalizzazione.

La scoperta di Jerash: un’istantanea della crisi

La fossa comune di Jerash, un importante centro commerciale nell’antica Giordania, non è stata costruita nel tempo come un tipico cimitero. Rappresenta invece un unico, catastrofico evento: un improvviso, travolgente afflusso di corpi. L’analisi genetica conferma che il colpevole è Yersinia pestis, lo stesso batterio responsabile della peste nera secoli dopo. Lo studio, pubblicato sul Journal of Archaeological Science, è ​​significativo perché collega le prove biologiche (l’agente patogeno della peste) all’esperienza umana della crisi.

Una popolazione transitoria sotto assedio

I ricercatori hanno analizzato il DNA estratto dai denti, trovando vittime che abbracciavano tutti i dati demografici: uomini, donne, giovani e anziani. Ciò suggerisce che la peste abbia colpito una popolazione altamente mobile sorpresa a Jerash durante la pandemia. Le vittime non erano gente del posto; erano viaggiatori, mercenari, schiavi e mercanti, persone che si muovevano liberamente prima di essere intrappolate dall’epidemia. La situazione ricorda le pandemie moderne, come quella del Covid-19, in cui i lockdown e le restrizioni ai viaggi hanno improvvisamente interrotto i movimenti, concentrando le popolazioni vulnerabili.

Perché è importante: oltre i numeri

La peste di Giustiniano viene spesso ignorata nelle narrazioni storiche perché il suo impatto non è visivamente drammatico come quello della peste nera. Non si è verificato un improvviso collasso della popolazione o un diffuso disordine sociale visibile nei documenti storici. Alcuni addirittura ne negano la gravità. Tuttavia, la fossa comune di Jerash fornisce prove fisiche inconfutabili: la malattia è avvenuta e ha ucciso persone su vasta scala. Il fatto che finora mancassero prove concrete evidenzia quanto facilmente i traumi storici possano essere oscurati o minimizzati.

Paralleli alle pandemie moderne

Lo studio evidenzia sorprendenti parallelismi tra le epidemie antiche e moderne. Proprio come alcuni hanno inizialmente respinto il COVID-19, c’è stata una negazione storica dell’impatto della Peste di Giustiniano. La scoperta di Jerash sfida questa negazione, dimostrando che una pandemia può imperversare su una popolazione senza necessariamente causare un cambio di regime immediato o un collasso economico. L’impatto reale si avverte nel numero di vite umane, nello sconvolgimento della vita quotidiana e nell’improvvisa e brutale perdita di vite umane.

Il sito di Jerash offre uno sguardo agghiacciante al passato, ricordandoci che le pandemie non sono solo eventi biologici; sono crisi profondamente sociali che lasciano cicatrici durature nelle comunità. La scoperta sottolinea che anche senza la velocità dei viaggi moderni, un agente patogeno mortale può diffondersi rapidamente e sopraffare i centri urbani, rendendo indifese le popolazioni vulnerabili.