I ricercatori hanno sviluppato una terapia sperimentale utilizzando neuroni ingegnerizzati derivati da cellule staminali che “assorbono” efficacemente i segnali del dolore prima che raggiungano il cervello. I test iniziali sui topi con ginocchia artritiche suggeriscono che questo approccio potrebbe offrire un nuovo modo di gestire il dolore cronico, riducendo potenzialmente la dipendenza dai farmaci oppioidi.
Il meccanismo: un’esca biologica
La terapia, denominata SN101, utilizza cellule staminali pluripotenti umane (hPSC), cellule in grado di trasformarsi in qualsiasi tipo di cellula del corpo. I ricercatori, guidati da Gabsang Lee della Johns Hopkins, hanno progettato queste hPSC per differenziarsi in neuroni sensoriali specializzati. Questi neuroni agiscono come una “spugna” biologica, intercettando i segnali del dolore infiammatorio nel sito dell’infiammazione prima che possano essere trasmessi al cervello.
Ciò differisce dalle attuali strategie di gestione del dolore. Gli oppioidi agiscono bloccando i segnali del dolore nel cervello, mascherando essenzialmente la sensazione. SN101, tuttavia, prende di mira la fonte del dolore sequestrando i fattori infiammatori. I neuroni ingegnerizzati si legano a questi fattori, impedendo ai neuroni naturali del corpo di rilevare il dolore.
Osteoartrosi e oltre
Lo studio si è concentrato sull’osteoartrosi, una comune condizione degenerativa delle articolazioni che causa dolore cronico e infiammazione. Tuttavia, i ricercatori ritengono che la terapia potrebbe teoricamente funzionare per qualsiasi tipo di dolore cronico. L’osteoartrosi stessa colpisce milioni di persone, causando la rottura delle articolazioni e nessuna cura conosciuta. I trattamenti attuali comportano cambiamenti nello stile di vita, antidolorifici (compresi gli oppioidi) e iniezioni di steroidi, il tutto con limitazioni significative.
I neuroni ingegnerizzati hanno anche dimostrato un vantaggio inaspettato: promuovere la riparazione della cartilagine e delle ossa nei topi. Questo duplice effetto – sollievo dal dolore e potenziale rigenerazione dei tessuti – è particolarmente interessante per l’osteoartrosi, dove la degradazione della cartilagine è un problema primario.
La crisi degli oppioidi e alternative più sicure
Il dolore cronico viene spesso trattato con oppioidi, che comportano rischi di dipendenza ed effetti collaterali indesiderati. Circa il 9% dei pazienti con osteoartrosi del ginocchio si rivolge agli oppioidi, a volte a lungo termine. Ciò spinge alla ricerca di alternative più sicure ed efficaci. SN101 può offrire un approccio più in sintonia biologica imitando il sistema di segnalazione del dolore del corpo.
Ostacoli rimanenti
Nonostante i risultati promettenti, SN101 rimane preclinico. Rimangono sfide significative prima che possano iniziare le sperimentazioni sull’uomo:
- Immunogenicità: È fondamentale garantire che i neuroni ingegnerizzati non attivino una risposta immunitaria dannosa.
- Traduzione per gli esseri umani: Le articolazioni dei topi differiscono sostanzialmente da quelle umane e l’elaborazione del dolore varia da specie a specie. Le valutazioni della sicurezza a lungo termine e gli studi tossicologici sono essenziali.
- Dimensioni e durata: Le articolazioni umane sono più grandi, più complesse e soggette a decenni di stress, il che può incidere sull’efficacia.
Come osserva Chuan-Ju Liu, professore di ortopedia della Yale, l’idea alla base dell’SN101 è “innovativa”, ma sono necessari test rigorosi. Ciò include studi tossicologici formali, valutazioni della sicurezza a lungo termine e primi studi clinici sull’uomo.
La ricerca è ancora nelle fasi iniziali, ma il potenziale per alleviare il dolore senza i rischi degli oppioidi e promuovere contemporaneamente la riparazione dei tessuti rende questa area di indagine interessante.
La fattibilità e la sicurezza a lungo termine dell’SN101 rimangono incerte, ma l’approccio rappresenta un significativo allontanamento dalla tradizionale gestione del dolore e offre uno sguardo su un futuro in cui il dolore cronico potrebbe essere trattato alla sua radice biologica.
































