Mappatura della Via Lattea: un nuovo algoritmo svela dozzine di flussi stellari nascosti

5

Gli astronomi hanno ampliato in modo significativo la nostra mappa della Via Lattea scoprendo dozzine di deboli strutture a forma di nastro note come flussi stellari. Utilizzando i dati della missione Gaia dell’Agenzia spaziale europea, i ricercatori hanno identificato 87 potenziali candidati al flusso stellare: un enorme salto rispetto ai meno di 20 precedentemente conosciuti.

Questa scoperta, guidata da Yingtian “Bill” Chen dell’Università del Michigan, fornisce un set di dati molto più ampio per gli scienziati che tentano di decodificare la storia della nostra galassia e delle forze misteriose che la governano.

Cosa sono i flussi stellari?

I flussi stellari sono lunghe e sottili scie di stelle che si formano quando gruppi compatti, come gli ammassi globulari, viaggiano attraverso il campo gravitazionale della Via Lattea. Mentre questi ammassi orbitano attorno alla galassia, le forze gravitazionali li attirano, portando via gradualmente le stelle.

Per visualizzare questo processo, il coautore dello studio Oleg Gnedin lo paragona all’andare in bicicletta con un sacco di sabbia che perde:

“Quei granelli di sabbia sono come le stelle lasciate lungo la loro traiettoria.”

Una svolta nel rilevamento: l’algoritmo StarStream

Fino ad ora, trovare questi flussi era in gran parte una questione di fortuna. Gli astronomi in genere li identificavano per caso quando notavano schemi insoliti nei dati. Questa dimensione limitata del campione ha reso difficile trarre conclusioni scientifiche generali sull’evoluzione galattica.

La svolta è arrivata con lo sviluppo di StarStream, un nuovo algoritmo informatico. A differenza dei metodi precedenti che si basavano sulla ricerca di modelli visivi, StarStream utilizza un modello basato sulla fisica. Applicando le aspettative teoriche su come le stelle dovrebbero comportarsi sotto la gravità, l’algoritmo può identificare strutture che sono troppo deboli o irregolari perché l’occhio umano possa catturarle.

Perché questo è importante per la ricerca sulla materia oscura

La scoperta di questi flussi è molto più che il semplice ritrovamento di stelle perdute; è uno strumento vitale per mappare la materia oscura.

La materia oscura è la “colla” invisibile che fornisce l’attrazione gravitazionale necessaria per tenere insieme le galassie. Sebbene non possa essere visto direttamente, la sua presenza può essere dedotta da come influenza la materia visibile. Poiché i flussi stellari sono modellati dalle forze gravitazionali che incontrano, i loro percorsi fungono da documentazione storica della distribuzione della massa della Via Lattea.

Studiando questi 87 nuovi candidati, gli astronomi possono comprendere meglio:
La massa della Galassia: quanta materia totale (visibile e oscura) risiede nella Via Lattea.
L’alone di materia oscura: la forma e la densità della nube invisibile che circonda la nostra galassia.
Durata della vita degli ammassi: lo studio ha scoperto che alcuni ammassi perdono stelle a ritmi insolitamente alti, suggerendo che sono sul punto di essere completamente distrutti dalle forze di marea.

Sfidare lo status quo

I nuovi dati rivelano anche che i flussi stellari sono più diversificati di quanto si pensasse in precedenza. Mentre una volta gli astronomi cercavano nastri sottili e perfettamente allineati, l’algoritmo StarStream ha trovato molti flussi che sono:
– Più corto e più largo;
– Disallineati con le orbite dei loro ammassi genitori;
– Più diffuso e più difficile da rilevare.

Ciò suggerisce che le ricerche precedenti erano sbilanciate verso strutture “ovvie”, perdendo una parte significativa della complessa architettura della galassia.

La strada da percorrere

Sebbene lo studio identifichi 87 candidati, i ricercatori avvertono che non tutti saranno confermati. Alcune rilevazioni potrebbero essere “falsi positivi” causati dal rumore di fondo di stelle non correlate.

Tuttavia, sono state gettate le basi per una nuova era di mappatura galattica. L’algoritmo StarStream è progettato per essere facilmente adattato ai prossimi osservatori di prossima generazione, come l’Osservatorio Vera C. Rubin e il Nancy Grace Roman Space Telescope della NASA, che forniranno i dati ad alta risoluzione necessari per verificare questi risultati.

Conclusione
Passando dall’osservazione visiva alla modellizzazione basata sulla fisica, gli astronomi hanno ottenuto una visione molto più chiara della storia strutturale della Via Lattea. Questi flussi stellari appena scoperti serviranno come guide essenziali per mappare la materia oscura invisibile che modella il nostro universo.