La rapida espansione delle cliniche private di cannabis nel Regno Unito sta affrontando un crescente controllo in seguito alla morte di Oliver Robinson, un uomo di 34 anni la cui famiglia ritiene che le prescrizioni di cannabis medicinale abbiano esacerbato la sua crisi di salute mentale e alla fine abbiano contribuito al suo suicidio nel novembre 2023. Un’inchiesta ha concluso che le prescrizioni, emesse dalla Curaleaf Clinic, potrebbero aver “probabilmente contribuito” alla sua morte e “agito come un ostacolo” a cure psichiatriche adeguate.
Questo caso evidenzia una preoccupazione crescente: la natura non regolamentata dell’industria privata della cannabis, in particolare nella prescrizione a pazienti con gravi malattie mentali. Nonostante la legalizzazione della cannabis terapeutica nel 2018, il Regno Unito ha assistito a un’impennata dei prodotti a base di cannabis prescritti privatamente e senza licenza: oltre 659.000 nel solo 2024, superando i 282.000 emessi l’anno precedente. Ciò è in netto contrasto con il numero limitato di CBMP autorizzati prescritti dal Servizio Sanitario Nazionale, che dà priorità ai trattamenti approvati per condizioni come l’epilessia e il dolore grave.
Il caso di Oliver Robinson
Robinson, che aveva una storia di depressione e dipendenza, ha cercato sollievo in cliniche private dopo aver lasciato una struttura di salute mentale. La sua famiglia riferisce di un preoccupante peggioramento delle sue condizioni in seguito alle prescrizioni, caratterizzato da scoppi di violenza, minacce e eventuale isolamento. Ha ricevuto prescrizioni dalla Clinica Curaleaf sulla base di un riepilogo obsoleto del medico di famiglia e la clinica non ha comunicato con i suoi psichiatri del Servizio sanitario nazionale per garantire cure coordinate.
Il rapporto del medico legale ha rivelato carenze critiche: informazioni mediche incomplete, inesperienza tra i medici che prescrivono e una mancanza di comunicazione tra gli operatori sanitari pubblici e privati. Questo caso sottolinea i pericoli derivanti dalla prescrizione di potenti prodotti a base di cannabis (alcuni contenenti fino al 27% di THC) senza una valutazione approfondita o cure collaborative.
Lacune normative e crescita del settore
Il sistema attuale consente ai medici specialisti di prescrivere medicinali a base di cannabis, compresi i prodotti senza licenza, laddove lo ritengano clinicamente appropriato. Tuttavia, la Care Quality Commission (CQC), l’ente regolatore del settore sanitario, riconosce che la maggior parte delle prescrizioni private riguardano prodotti senza licenza, sollevando preoccupazioni sul controllo di qualità e sull’efficacia.
Alexander Robinson, il fratello di Oliver, sta ora conducendo una campagna denominata “Legge di Oliver”, chiedendo controlli più severi:
- Divieto di prescrizione a pazienti con gravi malattie mentali.
- Consultazione obbligatoria con i team di salute mentale del Servizio Sanitario Nazionale.
- Valutazioni in presenza per casi complessi.
- Maggiore supervisione del CQC, compresi audit di routine e dati di prescrizione trasparenti.
- Segnalazione obbligatoria degli eventi avversi e sanzioni più severe per prescrizioni non sicure.
Avvisi degli esperti e preoccupazioni continue
Il dottor Pavan Chahl, un esperto psichiatra, ha testimoniato durante l’inchiesta che Robinson “non avrebbe mai dovuto essere prescritta cannabis medicinale”, citando la mancanza di prove per la sua efficacia nella depressione e il potenziale di peggiorare le condizioni di salute mentale. Il British National Formulary sconsiglia inoltre di prescrivere cannabis a pazienti con gravi disturbi psichiatrici.
Nonostante il rapporto del medico legale e le crescenti richieste di riforma, la Curaleaf Clinic sostiene di prendere sul serio la governance clinica e di impegnarsi con gli organismi di regolamentazione. Il CQC ha dichiarato che sta esaminando il caso per determinare se sono necessarie ulteriori azioni. Tuttavia, la rapida crescita dell’industria privata della cannabis e le lacune normative esistenti continuano a comportare rischi per i pazienti vulnerabili.
La morte di Oliver Robinson serve a ricordare tragicamente che senza un’adeguata supervisione e pratiche di prescrizione responsabili, la promessa della cannabis medicinale può avere un costo pericoloso.
