Come Perseo ci aiuta a mappare l’universo e perché è importante

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La maggior parte delle persone guarda il cielo notturno e vede una manciata di punti casuali. Non vedono la geometria. Non vedono la fisica. Ma se sai dove guardare, la costellazione di Perseo racconta una storia che è in parti uguali dramma antico e scienza dura. Situato nel cielo settentrionale, si trova all’incirca a 4 ore di ascensione retta e 40 gradi di declinazione nord. Non è la costellazione più famosa, ma è probabilmente una delle più utili per gli astronomi.

La stella più luminosa in questa regione è Mirfak. Il nome deriva dall’arabo e significa “gomito”. Viene anche chiamato Algenib, che significa “il lato”. Con una magnitudine di 1,8, Mirfak è un faro stabile e luminoso. Ma la vera azione in Perseo avviene altrove.

Algol: la stella demoniaca che ha battuto il suo tempo

Non si può parlare di Perseo senza parlare di Algol. È il prototipo della stella binaria eclissante. Il nome stesso ha una storia oscura. Nel XVII secolo, l’astronomo italiano Giovanni Battista Riccioli gli diede il nome Gorgon Caput, la testa della Gorgone. Per lui era la stella del demone.

Perché? Perché si comporta in modo strano. Algol non è solo una stella. Si tratta di una coppia di stelle che orbitano l’una attorno all’altra così vicine da apparire come un unico punto luminoso ad occhio nudo. Mentre orbitano, una stella passa davanti all’altra dalla nostra prospettiva sulla Terra. Questa eclissi blocca la luce. La luminosità diminuisce. Diventa buio, poi di nuovo luminoso, secondo un programma prevedibile.

Prima che comprendessimo le stelle binarie, questa variazione era terrificante. Sembrava che la stella stesse lampeggiando dentro e fuori dall’esistenza. Ora sappiamo che è una danza meccanica di gravità e luce. Algol ha dimostrato che le stelle possono interagire. Ci ha mostrato che il cielo è dinamico, non statico.

Nova Persei: un’esplosione che illuminò lo spazio interstellare

Se Algol è il cuore fermo della costellazione, Nova Persei ne è la cicatrice esplosiva. Nel 1901, una stella in questa regione divampò improvvisamente. Era visibile ad occhio nudo, un nuovo punto luminoso che gli astronomi non avevano mai visto prima.

Questo non è stato solo uno spettacolo piuttosto leggero. Era una miniera d’oro di dati. Quando gli astronomi studiarono la luce di Nova Persei, trovarono qualcosa di inaspettato. Lo spettro della luce ha rivelato la presenza di gas interstellare. L’esplosione aveva sollevato materiale e, mentre la luce viaggiava verso la Terra, attraversava nubi di gas fluttuanti tra le stelle.

Ciò ha fornito la prima prova concreta che lo spazio non è vuoto. È pieno di materia. Gas e polvere esistono nei vasti vuoti tra le stelle. Senza questa nova, avremmo potuto ancora supporre che lo spazio tra le stelle fosse un vuoto perfetto. L’evento del 1901 cambiò la nostra comprensione del mezzo galattico. Ci ha mostrato che l’universo è disordinato, disordinato e pieno di cose che non possiamo vedere finché non accade qualcosa di luminoso nelle vicinanze.

Il mito dietro la matematica

È facile concentrarsi sui dati e dimenticare la mitologia. Perseo prende il nome dall’eroe greco che uccise Medusa. Ha anche salvato Andromeda dal mostro marino Cetus. La storia